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Pubblico

Progettare una presentazione 2: come porsi

Le presentazione delle quali ci occupiamo, sono quelle dove il relatore, colui che espone la presentazione, è presente in carne ed ossa davanti al proprio pubblico. Chi presenta si pone perciò al centro della scena assumendo un vero e proprio ruolo di attore che recita su di un soggetto di cui è anche autore e regista.

Il motivo per cui voglio occuparmi di questo aspetto prima di parlare di slides o altre questioni tecniche é perché in una presentazione la quasi totalità della comunicazione avviene "parlando", cioè presentando di persona ciò che si intende comunicare.

Il modo con il quale si interpreta il ruolo di relatore non è perciò molto differente rispetto a quello che adotta un autentico attore alle prese con un autentico soggetto teatrale. Condurre una presentazione significa perciò interpretare il ruolo di "relatore".

Interpretare un ruolo teatrale è una delle esperienze più straordinarie che si possano sperimentare nella vita. E' per questo che esistono decine di compagnie teatrali amatoriali, le quali provano e si esibiscono per il semplice gusto di esibirsi su di un palcoscenico, di fronte al pubblico.
Interpretare significa dar vita ad un personaggio il quale può essere simile dal punto di vista umano e caratteriale a chi lo interpreta ma anche totalmente diverso. La magia, persino terapeutica, dell'interpretazione teatrale sta proprio nel compito che si pone all'attore di coniugare la sua persona, il suo carattere, le sue idee e la sua personalità con il personaggio che si trova ad interpretare.

La somma fra la figura umana dell'attore e quella del personaggio rappresentato costituisce l'unicità dell'interpretazione, che poi è il senso del teatro stesso. Si può rivedere dieci volte la stessa commedia rappresentata da dieci compagnie teatrali diverse, sicuri di trarne ogni volta elementi nuovi, scaturenti proprio dalle diverse interpretazioni.

Riassumendo potremmo dire che interpretare significa calarsi in un ruolo, consapevoli di ottenere un compromesso fra ciò che si è e il ruolo che si vuole interpretare.

Dovendo rappresentare il ruolo di "relatore" durante una presentazione, il processo che dovremmo percorrere é simile a quello che segue l'attore alle prese col personaggio.

Se si è proceduto con ordine, stabilendo e preparando prima di tutto i contenuti della presentazione (vedi articolo precedente), abbiamo già in mano un "copione", una sceneggiatura: la scaletta stessa della presentazione. La scaletta sarà la nostra guida. A partire dalla scaletta costruiremo il personaggio.

Nelle scuole di recitazione si insegna prima di tutto a "vivere" il personaggio, cioè a condividere in maniera talmente profonda sia le parole, sia lo stato d'animo del personaggio.
Anche i contenuti di una presentazione si possono presentare emozionalmente arrivando persino, nel momento in cui la si espone davanti al pubblico, a sentire intensamente ogni concetto espresso.

Una presentazione é costituita da informazioni che devono risultare credibili, anche se stiamo presentando dei risultati di bilancio. Non c'é informazione al mondo o verità assoluta che possa essere esposta come se fosse il "verbo" e perciò esposta in modo sterile e poco emotiva. Questo é l'errore che frequentemente fanno molti docenti universitari oppure professori interpellati su un tema. 

In un momento storico in cui ogni presunta verità ha da qualche parte (nel web soprattutto) un suo esatto contrario, non é l'esibizione di una laurea o la presentazione di un curriculum che danno valore all'informazione. Nemmeno se si tratta di informazioni "scientifiche", e la lettura di tutte le informazioni ricevute durante la pandemia del 2020 ci offre un quadro inquietante sulle contraddizioni all'interno della stessa comunità scientifica. Ciò che fa la differenza é il modo con cui una informazione viene presentata

Anche un grafico di bilancio, se presentato agli azionisti, contiene un messaggio, sempre. Se i risultati di bilancio sono positivi devono essere posti in modo tale da invocare una ancora maggiore fiducia; se negativi é chiaro che devono preludere a un progetto di rilancio, e per questo il messaggio di fiducia dovrà essere forte e permeato da ottimismo.

Davanti al pubblico si smette di essere il signor X che cerca di convincere tanti signor Y; si diventa invece una idea X che cerca di farsi comprendere dal pubblico.
Cerchiamo di spiegare meglio il concetto con un esempio.

Supponiamo di dover presentare a un gruppo di mamme una modalità sul come aiutare i bambini troppo chiacchieroni a scuola (a proposito, i bambini sono i più bravi a vivere emozionalmente tutto ciò che dicono).
Dopo aver preparato la scaletta dobbiamo decidere come presentarci al pubblico. Molte teorie sulla comunicazione insistono sulla postura, sull'abito, sul tono di voce, sullo sguardo, sulla necessità delle metafore o degli aneddoti o delle slides, eccetera.

Poche invece pongono la loro attenzione sul modo in cui il relatore partecipa a ciò che sta dicendo.

Un relatore in perfetto stile "esperto" si presenterebbe alle mamme elencando tutti i titoli di studio, le posizioni assunte in carriera e i libri scritti. Lo stile Linkedin ormai va per la maggiore. Dopo essersi assicurato che le stesse abbiano ben chiaro il motivo per cui è un "esperto",  con modi da cattedratico, non cesserebbe mai, lungo tutta la presentazione, di fare l'esperto, curando bene la forma, la postura e l'aplomb. Mostrerebbe le sue slides voltando le spalle al pubblico, leggendole insieme al pubblico e corredandole con qualche approfondimento, battuta o aneddoto. Risponderebbe con sufficienza a qualche domanda delle mamme ed alla fine tutte lo applaudirebbero pur non avendo ben capito quale sia il cuore della teoria.

Calarsi nel cuore di una presentazione significa dimenticarsi di essere esperti, relatori, professori, docenti o quant'altro. In quel momento si diventa un'idea, una teoria, un pensiero; null'altro, assolutamente null'altro dovrà impegnare il nostro "essere" sul palcoscenico.
Essere un'idea, piuttosto che presentarla, significa porsi un unico obbiettivo di fronte: passare questa idea al pubblico che sta di fronte. Il nostro vestito, la nostra postura, l'ansia da palcoscenico, il ricordarsi ciò che si deve dire, lo sguardo e quant'altro, passano tutte in secondo piano, perché sovrastate dalla necessita impellente ed insopprimibile di comunicare l'idea, cioè, in quel momento, tutto noi stessi.

Le mamme sapranno sicuramente riconoscere quale idea stiamo portando avanti e quale forza animi quella stessa idea. E non baderanno se qualche volta incespichiamo nel discorso oppure se, concentrati nell'esposizione dell'idea ci si ritroverà a fissare per trenta secondi il pavimento.
Anche il ruolo delle slides o dei filmati cambierà da quello di "memorandum" per il perfetto comunicatore a quello di complemento all'esposizione di un elemento che costituisce l'idea generale.

Molte, moltissime presentazioni, sono caratterizzate da vaghe idee, vagamente partecipate dal relatore tutto preso però a interpretare se stesso, o la lotta alle proprie ansie, o l'ambizione di ottenere risultati.

Rimanendo in tema di consigli alle mamme, qualche anno fa ho partecipato, in qualità di papà, ad una conferenza di uno psicologo il cui tema era il rapporto fra genitori e figli.
Lo psicologo era un sacerdote, il quale certamente aveva molte idee ma non ben organizzate; fra l'altro era chiaro che utilizzava come guida una serie di slides utili per parlare di molte cose diverse, dall'iperattività di alcuni bimbi, alla pipì a letto di altri.
Ma la cosa che ha reso la conferenza praticamente inutile se rapportata all'idea che avrebbe dovuto far passare al pubblico, è stato l'atteggiamento quasi cabarettistico che lo psicologo-sacerdote ha adottato per tutta la conferenza. In pratica il sacerdote (forse, in quel caso, non troppo psicologo) ha cercato in tutti i modi di interpretare non un'idea, ma il ruolo del sacerdote moderno, rappresentando in maniera comica un tema serio con battute, barzellette, ammiccamenti, doppi sensi, e dialettalismi.
La serata è stata divertente ma non ricordo assolutamente (non lo ricordavo già il giorno dopo) quale teoria avesse voluto comunicare. 

Non basta perciò avere un'idea da comunicare; bisogna anche condividerla emozionalmente e renderla l'unico oggetto della presentazione da comunicare.

Poi è chiaro che, in seconda battuta, sono importanti alcuni comportamenti, abitudini e regole che rendono l'approccio scenico al pubblico efficace e rispettoso. Mi riferisco all'abito, alla postura, allo sguardo al tono della voce, e a tutte le attenzioni da porre alla propria figura scenica ed al pubblico.
Ma tutte queste attenzione devono essere considerate "prima" di presentarsi di fronte al pubblico e mai "mentre".

Anche la postura, lo sguardo ed i tono della voce, sono importanti elementi che però possono essere curati e migliorati solo attraverso l'esperienza; poco alla volta formeremo il nostro bagaglio nel rapportarci col pubblico.
Se la nostra postura è normalmente un po' sommessa, non sarà il pensarci durante una presentazione che la migliorerà: saremmo a tratti un poco più innaturali ed, in compenso, perderemmo contatto con l'idea che dobbiamo esporre.
Lo stesso vale per la capacità di guardare negli occhi l'interlocutore o per l'abitudine a non sentirsi a disagio davanti al pubblico. Concentrarsi sull'idea è il miglior modo per sconfiggere in breve qualunque ansia o qualunque timidezza. Le idee, a differenza delle persone, non sono timide se sono profonde ed emozionalmente condivise.

Il tono della voce ed il ritmo di declamazione sono di grande importanza per una esposizione efficace. Attori e giornalisti seguono corsi di declamazione specifici e solo grazie a questo lavoro preparatorio sono in grado di esprimersi con chiarezza e perfetta comprensibilità.

Tutto ciò che riguarda il ritmo è fondamentale in una presentazione: alternare momenti intensi a testimonianze di vita; ragionamenti complessi a piccoli aneddoti. Tutto però seguendo una regola ritmica che miri a comunicare l'idea centrale della presentazione.
E per questo che nel prossimo articolo ci dedicheremo alla componente "ritmo" in una presentazione.

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